Tavolozze di colori
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Il Colore nell’ambiente

Il colore nell’ambiente da arredare è fondamentale. Bisogna essere dotati di sensibilità cromatica per trasmettere le emozioni giuste rispettando lo stile.

Ho partecipato in questi giorni ad un incontro organizzato dall’Ordine Architetti di Milano sul tema del Colore nella progettazione. Come ogni professionista ogni tanto sento il bisogno di uscire dallo studio, di concedermi una pausa di riflessione, lontano dagli impegni quotidiani. Il tema del colore nell’ambiente mi ha sempre appassionato.

Dopo i lontani studi universitari vissuti in un’epoca di grande impegno sociale dove il fare architettura era dare risposte a bisogni primari e dove sembrava che il colore fosse troppo frivolo per essere preso in considerazione,  esistevano al massimo i colori primari ( giallo, rosso e blu)  alla Rietveld, e dopo la reazione Postoderna dove invece trionfava l’uso del colore, con forti e stridenti contrasti, il problema del colore nella progettazione è diventato per me un fatto di sensibilità individuale.

Mi sono letta i testi sacri, da Goethe a  Kandinsky, da Itten a tutto il Bauhaus,  mi sono appassionata leggendo le teorie di Steiner, mi sono consultata molti libri, dal Marcolli a  Tornquist, ho frequentato workshop e corsi  e ho trovato grande ispirazione nell’arte contemporanea, esercitandomi ad analizzare le emozioni che la percezione di un colore può offrire, consapevole che si tratta di reazioni molto soggettive e che un colore che sulla tela sembra perfetto, steso sulle pareti di un ambiente può generare un sensazione diversa. Il blu Klein che attrae per la sua profondità potrebbe diventare ossessivo se esteso all’ambiente.

Che il problema del colore abbia molte valenze: biologica, fisiologica, psicologica, simbolica, filosofica, culturale ed altro ancora mi è noto. Vero è che ogni progetto, quando si concretizza, deve trovare trovare un materiale e un colore che traducano in realtà ogni forma geometrica disegnata.

La geometria infatti aiuta a studiare la composizione, le proporzioni, i rapporti dimensionali, ma non dice nulla della  superficie, delle sensazioni visive e tattili dell’oggetto, delle sensazioni generate dall’accostamento di più colori.   E il colore e la luce hanno   un ruolo determinante nell’ambiente.

Quante volte mi stupivo nel vedere il bianco candido delle pareti di una stanza assumere un tono verdastro o rosato, perchè  la luce naturale proveniente dalla finestra era filtrata da una fitta vegetazione o rifletteva il colore rosso della casa di fronte! Ho imparato che ci sono infinite possibilità di bianco, e gli esquimesi lo hanno sempre saputo, al punto da connotare con vocaboli diversi le possibili varianti.

Senza parlare poi dell’importanza del gusto e della cultura del committente,  della sua storia, della sua percezione dei colori ecc., del suo stato psicofisico ecc… Che soddisfazione però nel vedere cambiare completamente l’immagine di una stanza cambiando semplicemente il colore delle pareti o inserendo un vecchio mobile dipinto in un bellissimo tono di turchese: un modo poco dispendioso per intervenire sull’ambiente!

Certo sarebbe stato molto più semplice dichiararsi minimalisti e convincere il cliente che il bianco deve trionfare, sporcato al massimo da un particolare grigio o dall’effetto materico di un rovere sbiancato. Punto e basta.

Oppure  battersi per la assenza di colore artificiale e usare  ogni materiale con il suo colore naturale; le teorie filosofiche orientali aiutano a trovare  le  motivazioni alla ricerca della purezza e della naturalità della architettura, che in questo modo può mimetizzarsi completamente con l’ambiente.

Con tutte questi pensieri nella testa sono andata dunque alla tavola rotonda con la curiosità di chi vuole vedere cosa ancora si può raccontare sul colore : quale è il colore dell’anno? quali saranno i trend cromatici del prossimo futuro? come la luce colorata possa influire sull’ambiente? Il rapporto tra materia e colore? Le variazioni percettive in relazione ai momenti della giornata alle stagioni ecc….

Ho ricevuto invece pochi stimoli, ma di grande intensità. In particolare le parole di Narciso Silvestrini, di cui avevo sentito parlare ma che non conoscevo direttamente  sono state particolarmente illuminanti.

Non mi avrà insegnato ad accostare un verde a un blu(  a proposito sono i colori dell’anno per i quali è stato coniato un neologismo il Blerde ) non mi avrà detto quali trucchi applicare per ampliare uno spazio, per allontanare il soffitto ed altro ancora  ma mi ha ricordato che:“…..La realtà e doppia. C’è necessità del doppio, ogni cosa esiste in quanto esiste anche il suo contrario.

E dunque esiste un interno ed un esterno.“……Il colore è  dentro  e fuori di noi. Da una parte sta l’oggetto con le sue caratteristiche visive, dall’altra sta il soggetto con i suoi pensieri, i suoi sentimenti, le sue sensazioni ed intuizioni. Funzioni razionali le prime due, irrazionali le seconde.

Funzioni che possono orientarsi verso un oggetto ( estroversione) o verso il soggetto stesso ( introversione)……” Tutto questo mi sembra appartenere al sistema psicologico Junghiano.“…..

La geometria tende all’astrazione e all’invisibile, il colore verso il sensibile, il visibile. La geometria si può insegnare, ha regole codificate, la teoria del colore no…..”

“….Le proiezioni ortogonali che ci insegnano a scuola si riferiscono ad una rappresentazione che presuppone un punto di vista posto all’infinito e quindi irraggiungibile. La prospettiva ricorre invece ad un punto di vista visibile, più umano…..”  ( non è forse stata inventata nel Rinascimento che poneva l’uomo al centro dell’universo?).

Le prime danno più importanza all’oggetto, le seconde al soggetto.“…..Tra l’oggetto e il soggetto, tra il sensibile e l’intellegibile c’è una membrana o diaframma  che reagisce alle sollecitazioni del soggetto o dell’oggetto: in questo intermezzo si colloca la percezione, tra lo spazio ricettivo prossimo al sensibile e lo spazio espressivo prossimo all’intellegibile…..” La percezione è dunque un’esperienza cognitiva di un Oggetto che ci sta materialmente di fronte.

Per sviluppare la sensibilità cromatica si deve  forse allora riuscire a percepire questa membrana  e lasciarla penetrare  dagli stimoli provenienti dall’esterno: ma questi ultimi saranno recepiti appieno se saranno attive le funzioni provenienti dal soggetto.

Ognuna di queste affermazioni  mi può bastare per un pò, è sufficientemente intensa per farmi meditare a lungo.

In sostanza ho avuto la conferma che ogni intervento sull’ambiente non può essere ridotto a un fatto tecnico, non può essere l’applicazione di una regoletta, ma ha bisogno di attingere al dentro e al fuori di noi.

E questo è il punto:  il problema del colore dell’ambiente non può essere affrontato come la geometria, con delle regole, delle leggi ecc….

Attinge alla sfera del non visibile e dell’inconscio e al tempo stesso a quella del mondo fisico e dell’universo. Sarà pura filosofia, ma quelle parole hanno lasciato il segno e forse sono servite ad aprire  i canali che permettono ad ogni individuo di essere in collegamento con l’esterno, ma anche con il profondo del suo animo.

Per concludere con le parole di Narciso Silvestrini : ” Il colore? Non è altro che la più alta forma di realtà storico/ locale/ culturale a cui l’umanità possa fare riferimento su questo pianeta.”

Non è cosa da poco.